• Radio Spasso

Siamo mamme, non donne bioniche.

Perché sono favorevole all’ apertura delle scuole

In questi giorni non si parla di altro. Tornate dalle vacanze, le mamme hanno tutte gli occhi puntati sul televisore o sul computer in attesa che finalmente arrivi quella notizia: le scuole riapriranno? Se sì, quando? Il mio bambino starà bene? È pericoloso? Le domande sono più di cento, ma di risposte non ce n’è nemmeno una.

È chiaro che, dopo quel periodo così nero che per il nostro paese è stato il lockdown, è difficile pensare di poter riavviare un’istituzione così complessa come la scuola. Già in tempi normali, in una scuola c’è sempre qualcosa che non va: sempre un lavoro da fare, qualcosa da ristrutturare. Per non parlare poi del boom di allerte meteo che negli ultimi anni sta coinvolgendo in particolar modo la nostra regione, moltiplicando il numero già grande di assenze. Queste ultime sono dovute in particolare alle feste, nazionali e regionali, che spesso capitano vicine quindi “è meglio fare ponte”. Qual è dunque il risultato? Il risultato è che il livello d’istruzione dei nostri ragazzi sta calando vertiginosamente. È già calato vertiginosamente prima del Covid, e continuerà a calare se la scuola resterà chiusa.

Ora, per quanto una madre possa avere fiducia nell’istruzione on-line, che ritengo possa essere piuttosto funzionale soprattutto dalle scuole medie in poi, restano comunque nel sistema dei problemi di fondo, dei problemi irrisolti che andrebbero guardati in faccia per quello che sono, e cioè:

- Non tutti possono permettersi una connessione wireless. Anche nelle scuole medie e superiori, ci sono alunni provenienti da famiglie meno agiate che non possiedono i mezzi per poter connettersi ad internet. Forse possiedono un telefono, ma non riescono comunque a seguire le lezioni. Perché questi alunni dovrebbero essere penalizzati?

- Esistono contesti, e noi napoletani ne sappiamo qualcosa, in cui la scuola è l’unica, reale via d’uscita da una vita fatta di criminalità organizzata e di baby-gang. Contesti in cui, attraverso la scuola, i ragazzi sono stati salvati da un gramo destino e indirizzati verso un futuro migliore. Se le porte di istituti come quelli di Scampia o di Parco Verde resteranno chiuse, verrà tolta loro anche l’unica vera possibilità di raggiungere questo futuro.

Infine, se è pur vero che la scuola on-line potrebbe, per certi versi, sostituire la scuola secondaria, resta pur sempre il problema della primaria. I bambini. I bambini sono stati, a partire da marzo, completamente abbandonati. Ci si è preoccupati fino all’ultimo degli esami di maturità (poi svolti in presenza in un momento in cui sarebbe stato decisamente meglio svolgerli a distanza, ma è meglio che su questo argomento stendiamo un velo – o meglio, un piumone) e nessuno si è curato dei nostri bambini. Naturalmente, ci sono state maestre elementari che hanno cercato di prodigarsi per i loro alunni, utilizzando piattaforme come Teams o Zoom, ma parliamoci chiaro. Sono bambini di 6-7 anni. Come possono mantenere l’attenzione dinanzi a uno schermo?

Per loro, la scuola deve essere aperta. Con le dovute precauzioni, ma va aperta. Perché i bambini hanno bisogno di un’istruzione completa, e nessuno di loro si dovrà trovare, tra cinque o sei anni, nelle condizioni di dover dire “Ah, ma queste cose le avrei dovute studiare tra il 2020 e il 2021, quando andavo in seconda/terza/quarta, ma alla fine non le abbiamo fatte perché non si andava a scuola”. E allora ben vengano i banchi speciali e le mascherine. Ben vengano le turnazioni e il distanziamento. I nostri bambini hanno bisogno di un’istruzione. Anche perché, nel caso non ve ne foste resi conto, l’80% delle mamme italiane ha un lavoro. Come potranno queste mamme istruire i loro figli, dovendo lavorare? Siamo mamme, non donne bioniche. Ed è chiaro che, non potendo mandare i bambini alla scuola pubblica, almeno fino ad ottobre le lavoratrici lasceranno i loro bambini nei cosiddetti “campi estivi”, che tanto spopolano nel mese di giugno. Allora la domanda sorge spontanea: qual è la differenza tra la scuola e il campo estivo? Forse che al campo estivo il Covid non può entrare? Ovvio che no.


Apriamo le scuole. La pandemia è stata, ed è una realtà che quest’articolo non vuole assolutamente sminuire né negare. Eppure, siamo stati per due mesi in spiagge affollate, i nostri figli hanno giocato con altri bambini. I giovani italiani hanno viaggiato per tutto il mese di agosto tra Ios, Mykonos e Zante. Perché i viaggi sì e la scuola no? Perché la Grecia sì, e l’istituto a 200 metri da casa no? Perché il campo estivo sì e la scuola pubblica no?

Scritto da una mamma in cerca di risposte.

Giulia Nania


video: pexels

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