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LGBT e altre forme d'amore


Qualche settimana fa in Tunisia è stato riconosciuto per la prima volta il matrimonio tra due uomini, un tunisino e un francese; è un primato assoluto nel mondo arabo e musulmano – in Tunisia, in particolare, essere omosessuali è considerato ancora un reato. La notizia non ha fatto particolare scalpore in Italia; che non le sia stato dato troppo conto potrebbe essere da un lato giustificato – siamo in piena epidemia, ormai persino mio figlio di 5 anni dice che in TV danno solo “il coronavirus” e “Conte”. Dall’altro lato è anche vero che, quando si parla di omosessualità, si tende sempre a far passare certe notizie in sordina. Perché? Perché sentire parlare di matrimoni gay, unioni civili e quant’altro, sebbene il nostro paese pare aver ormai accettato le unioni omosessuali, appare sempre come qualcosa di “strano”, “inusuale”, “inconsueto” rispetto alle normali unioni uomo-donna?

La verità è che abbiamo rinnegato le nostre origini. Perché l’omoerotismo è parte della nostra cultura, della cultura greca dalla quale proveniamo, è parte integrante della nostra civiltà, da millenni. E pensate che i greci se ne vergognassero? Ovviamente no. Facciamo un esempio: Achille.

Tutti conosciamo l’Iliade, e sappiamo che Achille era un grande guerriero, rinomato e particolarmente apprezzato. Ora Achille, questo grande uomo e prototipo di virilità, aveva un debole per un ragazzo – bellissimo, pare. Tale ragazzo era Patroclo. Triste ma vero, se questo tale giovincello, di nome Patroclo, non avesse preso l’armatura di Achille, spacciandosi per lui e andando a combattere per poi morire per mano di Ettore, la guerra di Troia avrebbe preso una piega ben diversa da quella che conosciamo. Achille, venuto a sapere della morte di Patroclo, impazzisce – dal dolore e d’amore, e scende infine in battaglia per vendicarsi. Ora non mi venite a dire che Achille si è fatto ammazzare perché aveva perso un suo “caro amico”, perché non vi crede nessuno. Patroclo era, con ogni probabilità, l’amante di Achille. La cosa dava fastidio a qualcuno? Non mi pare.

La letteratura greca abbonda di questi esempi: lo stesso Achille aveva un debole per Troilo (amore non corrisposto, con Patroclo era andata meglio) per non parlare poi di Eracle-Ercole. Quest’eroe greco era circondato da una sfilza di amanti, da Abdero a Iolao, a Ila (che venne addirittura rapito da Eracle, tanto ne era innamorato). E anche Zeus, il famosissimo re dell’olimpo (senza le cui voglie praticamente l’ottanta per cento dei personaggi che miti greci non sarebbe mai nato) amò diversi giovani, come Ganimede. Ma perché parlare solo al maschile? Chi se li scorda i versi della poetessa Saffo? Saffo in Grecia era a capo di quello che si chiama “tiaso”, una sorta di circolo dove le ragazze, oltre che a ricevere un’educazione, spesso e volentieri provavano esperienze di amore omosessuale.

La cosa dava fastidio a qualcuno? Ancora, no.

Perché? Perché quella meravigliosa civiltà chiamata Grecia antica, da dove – non lo dimentichiamo – proveniamo anche noi, l’amore era Eros, Cupido, il dio che scagliava le frecce, e poteva scagliarle su chiunque! Uomini potevano innamorarsi di uomini, donne di donne, fiumi di uomini! Addirittura Pasifae si innamorò di un toro. Oddio, questo è un po’ destabilizzante. Ciò che però mi pare fondamentale sottolineare è che in Grecia ogni forma di amore, ogni rappresentazione dello stesso, veniva accettata: perché l’amore può nascere nei contesti più strani, nei momenti più disparati ed ha – se ancora non ce ne siamo resi conto – miliardi di forme, che possono essere ortodosse o meno ortodosse, ma non saranno mai erronee. Ecco, questo lo hanno capito i greci, più o meno 2000 anni fa. Noi, nel secolo ventunesimo, siamo ancora qui a farci i problemi sul se parlare o no di legalizzazione di matrimoni gay. Mi si dirà “Eh, ma nell’antica Grecia ci si poteva sposare solo con persone dell’altro sesso”. Come vi risponderò? Che “nell’antica Grecia internet non esisteva”. In un mondo che si spaccia per evoluto, l’essere umano tende ad essere sempre più conservatore. Io invece ce lo vedo proprio Zeus adattato ai nostri tempi, che mette like a tutte le sue potenziali conquiste andandosi a vedere tutto il profilo, mi riesco a immaginare pure Achille che posta foto insieme a Patroclo e si batte per i diritti degli omosessuali.

Seriamente. Non si può condannare un amore perché sbagliato, perché non “in regola” e perché non conforme all’eterosessualità. Non si può condannare un amore perché nella Bibbia o in qualsiasi altro testo religioso esso è classificato come peccaminoso. Io sono del parere che ogni amore sia sacro. E che vada per questo protetto, tutelato e – soprattutto – rispettato. Mi piace dire “rispettato” e non “tollerato”, perché il concetto “tolleranza” implica sempre una qualche forma di accettazione fatta controvoglia. Se avete

stima di una persona, dite “la rispetto”, non “la tollero”. Ecco, io gli omosessuali non li tollero, li rispetto. Io sono convinta, come lo era Wilde, che le grandi passioni sono per coloro che hanno una grande anima (De Profundis). Si è fatto due anni di lavori forzati per la sua omosessualità, Oscar Wilde. E questa frase la ha scritta in prigione. Lui ne sapeva, dell’amore, più di quanto tanti ne sappiano oggi.


Giulia Nania


Jason Leung, su Unsplash (foto 1);Wyron A, su Unsplash (foto 2); Brian Kyed, su Unsplash (foto 3).

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