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La razza non esiste


Una volta, quando andavo alle medie (o al liceo, non ricordo di preciso) la professoressa di italiano diede alla classe un tema da scrivere, e l’argomento era il razzismo. Ricordo perfettamente quando lo scrissi, e ricordo perfettamente quando lei li riportò tutti corretti. Avevo preso nove. Nove. In italiano. Con quella cessa isterica che metteva sempre sei. Che goduria. Stavo lì a girarmi e rigirarmi questo tema tra le mani, cercando di capire quale lampo di genio avesse mai attraversato la mia mente in quelle due ore di compito in classe (perché, ad essere onesti, i miei temi erano sempre un sacco banali, odio quando qualcuno ti dice su cosa devi scrivere, cioè voglio dire uno scrive e basta, mica si fa a comando, ma che metodo è) quando improvvisamente lei si alzò e mi disse “Il tuo tema mi è piaciuto proprio tanto. Mi è piaciuto un sacco perché ogni volta che hai usato la parola “razza” l’hai messa tra virgolette. E così va fatto. Lo dovrebbero fare anche nei giornali, da tutte le parti.”


Mistero svelato. Lì per lì la cosa mi colpì non poco. Ricordavo benissimo il perché avessi messo la parola “razza” tra virgolette. Per me la razza non esiste. Se esiste, non se ne può parlare quando si tratta di uomini. Gli uomini possono parlare di cani di razze diverse, di cavalli purosangue o non purosangue (che poi voglio dire, ma anche in questo caso, perché? Ma cos’è? Harry Potter? I purosangue sono i Serpeverde e gli altri i Babbani?) ma quando si tratta di noi, esseri umani, discendenti dagli ominidi, dalle scimmie o da un dio, parlare di “razza” dovrebbe essere vietato. Questo perché chiunque ci abbia creato, sia stata una divinità o la natura, ci ha fatto dono di una cosa che non appartiene a nessun altro tipo di animale: l’intelligenza. Nel momento in cui ce l’hanno data, si può ben supporre che essa vada usata. E l’intelligenza è veramente un dono divino, grazie alla quale ognuno di noi può capire, nel suo piccolo, quanto inutili e inconsistenti siano i ragionamenti di quelle persone che, basandosi unicamente sul concetto di “razza”, discriminano e/o demonizzano altri esseri umani. Ce lo ha insegnato la storia, e ce lo continuano ad insegnare gli avvenimenti che sconvolgono l’America in questi giorni.


È veramente difficile comprendere come sia possibile che la stragrande maggioranza della popolazione sia popolazione sia ancora bloccata da limiti mentali che portano a percepire come “diversa” qualsiasi differenza. E quando dico “diverso” non utilizzo l’aggettivo con il senso di altro, bensì con il senso di estraneo. Siamo portati a considerare come diversi e quindi estranei tutti quei comportamenti o fenomeni che deviano dal nostro sistema di pensiero: troviamo quindi estranei a noi coloro che hanno un colore della pelle diverso, coloro che professano diverse religioni, coloro che hanno usanze non comuni. Per noi sarà sempre strano vedere una donna che indossa il burqa, o un ebreo rabbino che cammina per strada. Sarà sempre strano vedere un uomo di colore che lavora, o un musulmano che prega. E non dovrebbe essere così.

Siamo fatti della stessa carne. Facciamo gli stessi pensieri, anche se in lingue diverse, abbiamo gli stessi bisogni, le stesse passioni e le stesse sofferenze. I diversi dei che predichiamo sono diverse raffigurazioni di una stessa entità, viviamo sotto lo stesso cielo e respiriamo la stessa aria. Se c’è una cosa che a noi dovrebbe essere estranea, quella dovrebbe essere proprio questo fatidico concetto di “razza”, che ancora non ci siamo decisi a eliminare.

Giulia Nania

foto : Unsplash

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