• Radio Spasso

BASTA UN TIRO


Avete presente quando uno smette di fumare?

Io no, perché non ci ho mai provato. Ma chi ci è riuscito mi ha detto che all’inizio è dura, hai sempre il pensiero fisso alla sigaretta. Ma piano piano, se lo vuoi davvero, se ti metti con costanza, ti senti molto meglio: non ti puzza l’alito, respiri alla grande, recuperi il senso del gusto e, cosa che non guasta, risparmi pure una bella cosa di soldi. E poi arrivi a un punto in cui la sigaretta ti disgusta e pensi “ma ero veramente io a fumare come un turco? Ma come cazzo facevo?”

A me sta succedendo con il pallone. Io riconosco di avere una dipendenza. Il mio rapporto col calcio non è per niente sano. E non parlo solo del Napoli, che tutti quelli che mi conoscono sanno che la mia vita è programmata in base ad anticipi e posticipi e non c’è niente, e dico niente, che possa impedirmi di vedere una partita.

Io sono uno che se potesse si metterebbe sul divano il sabato alle 13 e 30, primo anticipo di Premier League, per alzarsi solo la domenica sera dopo i posticipi. E se posso lo faccio. Sono uno che quando fa il fantacalcio ha ancora 12 anni. Penso ossessivamente alla formazione, studio le statistiche, sento le conferenze stampa degli allenatori, seguo i live, mi incazzo per i voti, faccio le proiezioni, mi esalto per una vittoria e mi deprimo per una sconfitta.

E poi gioco le bollette, ma non per guadagnare, che lo so che il banco vince sempre, ma unicamente per dimostrare a me stesso di capirne di pallone, di avere grandi intuizioni. Una costante, continua ricerca di conferme alla mia presunta competenza.

All’inizio è stata dura. Mi sentivo spaesato, ero in astinenza. Un po’ come con le sigarette, credo. Ma poi, piano piano, mi sono abituato. Ho scoperto che è possibile trascorrere i week end senza avere la testa fissa sul cell in attesa di aggiornamenti. Ho dedicato più tempo alla famiglia, ho visto più film, più serie tv.

Ho scoperto che sto meno incazzato, perché il calcio, soprattutto per un tifoso del Napoli, è spesso sinonimo di sofferenza.

E mi sono ritrovato (incredibile chi l’avrebbe detto!) a sperare che il campionato non ricominci.

Perché pure il fumatore che ha smesso lo sa bene: basta un tiro.

Ma sì, che sarà mai, pensa, ormai ci sono fuori, ho il controllo, cosa vuoi che sia un tiro di sigaretta dopo il caffè.

E manco sai come, ti ritrovi a fumare un’altra volta un pacchetto al giorno.

Pure col calcio è così.

Basta un tiro.

Roberto Bratti


foto di Bertrand Gabioud su Unsplash

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