INTRO


L’idea di far nascere una rubrica che riguardi la mia esperienza come mamma giovane (o teen mum, o mamma bambina, o 18 and pregnant, scegliete la vostra variante alla MTV) nasce non da una particolare voglia di farvi conoscere la mia vita (vi annoiereste A MORTE) ma dalla convinzione che, in qualche modo, raccontare la mia storia possa esservi utile. E ovviamente possa farvi ridere. Quindi iniziamo. Quello che mi chiedono più spesso, quando scoprono che ho un bambino di sei anni e ho partorito a diciannove, è “Che cosa hai pensato quando lo hai saputo?”. Non so mai come rispondere a questa domanda, perché (ZAN ZAN) io non ricordo quello che ho pensato. Qualcosa come “Oh no, no, no no, oh miseriaccia, ma perché a me, ma non poteva succedere a qualcun altro, che devo fare, ok mollo l’università, anzi mollo la vita, oddio mi uccido ADDIO”. Okay. La verità è che se dovessi scrivere un libro con tutti i pensieri che mi vennero in mente quando vidi quel segno “più” sul test di gravidanza, verrebbe fuori un libro che James Joyce scostati. Altro che Ulisse. Ma la verità è anche che, anche se non ricordo il primissimo pensiero, ricordo di essermi chiesta, ininterrottamente, perché fosse successo a me. Rimanere incinta a diciotto anni è quel genere di cose che credi non ti succederanno mai, le vedi solo nei film americani e prendi pure per il culo la protagonista pensando “Guarda st’imbecille che è rimasta incinta!”. Seriamente. Ma chi lo voleva un figlio. ECCO, L’HO DETTO. La verità è una ed una sola ragazzi. A diciotto anni un figlio non lo vuole nessuno. Non perché sia una calamità, ma perché nella nostra società, che vuole le donne prima realizzate, poi sposate, poi vincitrici di 8 brevetti per la migliore cuoca e solo DOPO mamme, una ragazza incinta è vista un po’ come un errore di percorso. Un incidente spiacevole. Ed è così che ti senti quando lo scopri: un ingranaggio rotto in un meccanismo perfettamente pensato e collegato. E se ve lo state chiedendo, no, non mi vergogno neanche un po’ di dire che non volevo un bambino a quell’età. Perché (altra verità taciuta) I BAMBINI SONO UNA SECCATURA. Okay? Lo sapevate? Ve lo dico io. Quando incontrate le neo mamme e le dite “Com’è bello questo bambino, che cosa meravigliosa! Vabbè dai farai solo un po’ di sacrifici i primi mesi” loro vorrebbero mangiarvi vivi! Sì! Perché, specialmente i primi mesi, nessuno sa come gestire un neonato. Lui non conosce te, tu non conosci lui, anche se siete mamma e figlio. C’è un lungo, lunghissimo processo di adattamento e conoscenza che va coltivato giorno per giorno, dal primo minuto di vita del bambino, ed è pesante. E’ pesante perché spesso le neo mamme non sanno come comportarsi, sono stanche dopo il parto e al posto di ricevere supporto, devono accogliere schiere di parenti in casa che non fanno altro che portare tutine e batteri. In più i bambini la notte piangono. Ma voi vi rendete conto. Sembra una ovvietà, ma finché non lo si vive non lo si capisce. Quindi ve lo illustro io. Di notte, quando vorreste finalmente dormire, dopo una giornata passata ad allattare, sterilizzare ciucci, lavare, cucinare, e vi buttereste nel letto senza nemmeno aver fatto una doccia, un figlio si sveglia ogni tre ore per mangiare (se vi va bene). E questa, signore e signori, è una scocciatura. E se vi aspettavate che questa rubrica parlasse solo degli aspetti positivi, solo dei lati migliori dell’essere madre, chiudete il blog. Perché non sarà così. Ci sarà anche quello. Ma la parte migliore della scrittura, o almeno quella che io preferisco, è che dà noi la possibilità di esprimere le cose così come stanno, senza filtri. In modo onesto. Ed è quello che faremo in questa sede. Dirvi le cose come stanno. foto: Felipe Salgado da Unsplash